/ Agosto 30, 2020/ CittàDEM - La Newsletter del PD di Pordenone, News

Il 20-21 settembre prossimi, unitamente alle elezioni regionali, si voterà anche per il referendum costituzionale. Passato un po’ sotto silenzio nei mesi scorsi, nelle ultime settimane si è, per fortuna, iniziato a dibattere  sul tema all’interno dei partiti e non solo.

Oggetto della consultazione referendaria è la riduzione del numero dei parlamentari dall’attuale quota di 945 (630 deputati e 315 senatori) a quella di 600 (400 deputati e 200 senatori).

Gli schieramenti dei favorevoli e dei contrari si stanno compattando e rivelano una certa trasversalità all’interno delle forze politiche, a cominciare dal nostro partito, che vede importanti suoi esponenti (Bonaccini, Martina) schierati per il Sì e altrettanto importanti a sostegno del No (Cuperlo, Orfini).

Anche Italia Viva e Forza Italia non hanno una posizione univoca.Propendono invece per il Sì Lega e Fratelli d’Italia, anche se timidamente. L’unica forza politica compattamente a favore è il Movimento 5 Stelle.

Vediamo una serie di argomentazioni a favore e contro la proposta di riduzione.

  • I fautori espongono come prima argomentazione quella del risparmio che si avrebbe dalla riduzione. Un argomento sicuramente popolare in epoca di antipolitica;
  • Altro tema è quello della maggior efficienza che si otterrebbe con la riforma: con meno parlamentari la produzione legislativa sarebbe più snella e meno farraginoso, perché sia nelle commissioni che in Aula la scrittura dei testi di legge passerebbe per meno mani;
  • Ulteriore argomentazione degna di menzione è quella della rappresentatività che non verrebbe inficiata dalla riduzione. L’Italia infatti con 400 deputati e 200 senatori avrebbe 1 parlamentare ogni 85.000 elettori, a fronte di una media di 1 ogni 190.000 delle democrazie con più di 30 milioni di abitanti. Gli Stati Uniti per esempio hanno in totale 535 deputati e senatori, nonostante una popolazione ben maggiore della nostra.

I contrari ribattono con le seguenti argomentazioni.

  • In primis il taglio dei parlamentari andrebbe a ridurre in maniera sproporzionata e irragionevole la rappresentanza di interi territori. È il caso proprio della nostra regione. Il Friuli Venezia-Giulia attualmente elegge 20 rappresentanti nelle due camere; nel caso di vittoria del Sì passerebbe a 12, con una riduzione della propria rappresentatività di quasi il 50%.
  • Quanto alla maggiore efficienza, è tutto da vedere se la stessa sia in correlazione con il numero degli eletti. Non incidendo sul meccanismo con cui vengono approvate le leggi (bicameralismo paritario), non è detto che meno parlamentari significhino automaticamente più velocità.
  • Il risparmio, infine, non sarebbe così rilevante,  non superando nella migliore delle ipotesi i 100 milioni annui. Una cifra tutt’altro che imponente, se pensiamo che una legge di bilancio solitamente si aggira sui 25-30 miliardi all’anno.
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