/ Luglio 26, 2020/ CittàDEM - La Newsletter del PD di Pordenone, News

Il mese che ci stiamo lasciando alle spalle è stato indubbiamente molto caldo, non solo dal punto di vista climatico.

Sui tavoli governativi, infatti, sono transitati diversi dossier rilevanti, a cominciare da quello relativo alla revoca della gestione di autostrade alla famiglia Benetton.

Dopo oltre 1 anno e mezzo di trattativa, la svolta ottenuta dal premier Giuseppe Conte non può lasciarci indifferenti: un asset strategico del paese torna, di fatto, in mano pubblica.

Attraverso l’intervento di Cassa Depositi e Prestiti, infatti, lo Stato si riappropria della maggioranza delle quote. Dopo 21 anni, il futuro di Autostrade, controllata da Atlantia, sarà quello della public company: una società che avrà come azionista di maggioranza la CDP mentre la famiglia Benetton farà un passo indietro per una progressiva uscita fino a scendere a una quota che non dovrebbe andare oltre l’11%.

Nelle more, tuttavia, i Benetton avranno precisi oneri da soddisfare: investimenti complessivi per 3,4 miliardi; rafforzamento del sistema dei controlli a carico del concessionario; aumento delle sanzioni anche in caso di lievi violazioni da parte del concessionario; accettazione della disciplina tariffaria introdotta dall’Art con una significativa moderazione della dinamica tariffaria.

Non si tratta di un mero elenco di buone intenzioni, ma di obblighi messi nero su bianco dal Governo. Considerando la situazione ai nastri di partenza, il punto di caduta ottenuto dal premier e dal ministro De Micheli è ottimo e, se non sana la tragedia del Ponte Morandi, certamente è un buon viatico per una gestione più equa, oculata e responsabile di quella di Atlantia.

Come detto, non c’è stato tempo di esultare né di tirare il fiato perché l’agenda politica è stata subito riempita dal delicatissimo Consiglio europeo andato  in scena dal 17 al 20 luglio.

Qui la delegazione del governo italiano (premier Conte e ministro Amendola) ha portato a casa un risultato ancor più lusinghiero del capitolo autostrade.

Dopo una “battaglia” dialettica e negoziale di 4 giorni, possiamo dire che l’attacco rigorista mosso dal nord Europa dei paesi frugali (Olanda, Danimarca, Svezia, Austria) è stato respinto con perdite. È passata, quasi in toto, la linea dei paesi mediterranei, capitanati dall’Italia, anche grazie alla sponda di Germania e Francia.

La svolta è storica e senza precedenti: il Consiglio ha stanziato 750 miliardi, di cui quasi la metà a fondo perduto; di questi 750 miliardi, ben 209 sono destinati all’Italia, tra i paesi più colpiti dall’emergenza covid.

Si tratta di una quota enorme di fondi, suddivisa in 127 miliardi di prestiti e 82 miliardi a fondo perduto, e le prime tranche si vedranno a partire dal 2021.

Aumenteranno, di conseguenza, anche le responsabilità delle nostre classi dirigenti, che dovranno essere in grado da subito di presentare progetti concreti e credibili, dimostrando di sapere come utilizzare i fondi europei nei prossimi anni.

Ultimo ma non meno importante è il testo di legge licenziato dalla Camera che interviene finalmente sul welfare familiare. Il Family Act, infatti, introduce l’assegno unico universale, mensile e che verrà corrisposto dal settimo mese di gravidanza fino al compimento del diciottesimo anno di età di ciascun figlio.

L’importo è in fase di definizione ma da una prima simulazione di parla di circa 200 – 250 euro, erogati mensilmente e con semplicità.

È un primo passo nell’ottica di incentivare la creazione di nuove famiglie, vista la crisi di natalità e il progressivo invecchiamento del nostro paese.

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